Capodanno di solidarietà su LinkedIn:crowdfunding per la cura del cuore matto

Il Capodanno su LinkedIn è all’insegna della solidarietà: il talk “New Normal Live” è interamente dedicato a promuovere la raccolta di fondi per la cura della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, nota come la “malattia del cuore matto” di cui diversi sportivi come il calciatore Piermario Morosini e tante altre persone per lo più in giovane età sono stati vittime. Agli oltre 13 milioni di professionisti italiani presenti su LinkedIn abbiamo chiesto di sostenere l’associazione onlus di Padova GECA (Giovani e Cuore Aritmico) tramite il versamento di un bonifico bancario: i fondi raccolti saranno devoluti al dipartimento di biologia dell’università degli studi di Padova, centro di eccellenza mondiale per lo studio della cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, che necessita di finanziamenti per proseguire la ricerca su una terapia farmacologica in grado di bloccare la formazione del tessuto adiposo e fibroso, responsabile della malattia del cuore matto.


Protagonisti del talk su LinkedIn sono stati la professoressa Alessandra Rampazzo del dipartimento di biologia dell’università degli studi di Padova, il professor Fabio Rossi del dipartimento di medicina genetica dell’università della British Columbia di Vancouver e la presidentessa dell’associazione GECA Graziella Paola Marcon. A portare la loro testimonianza saranno il corrispondente a Parigi del Corriere della Sera Stefano Montefiori e l’ingegnere informatico Giacomo Inches, socio dell’associazione GECA. A condurre il talk, assieme al giornalista e influencer di LinkedIn Poletti, sarà la psicologa Monica Bormetti.


«La cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro – spiega Rampazzo – è una malattia ereditaria che interessa una persona ogni 5mila e provoca due morti all’anno ogni 100mila persone sotto i 35 anni di età. Tra il 1980 e il 2015 in Italia questa patologia ha causato il decesso improvviso di 190 giovani atleti. Dopo aver identificato sette geni implicati nello sviluppo di questa cardiomiopatia e dopo aver recentemente individuato le cellule che contribuiscono allo sviluppo del tessuto fibroso e adiposo nei soggetti affetti grazie a uno studio condotto principalmente dall’università della British Columbia di Vancouver, siamo pronti a sperimentare nuovi farmaci che, per la prima volta, potrebbero bloccare i meccanismi molecolari e arrestare la progressione della malattia. La sperimentazione in vivo che abbiamo appena iniziato potrebbe portare, nel giro di due o tre anni, all’individuazione del farmaco per la cura di questa patologia». È alla collaborazione tra l’Italia e il Canada che i pazienti guardano al futuro con fiducia: «L’università di Padova ha una grande esperienza clinica e genetica di questa malattia. Quella di Vancouver è specializzata nei mutamenti cellulari – sottolinea Rossi –. I nostri ambiti sono, dunque, complementari: per questa ragione abbiamo iniziato a collaborare attivamente. In Canada esiste un sistema di finanziamento pubblico della ricerca e, quindi, abbiamo la possibilità di portare a termine progetti già avviati».


Ad attendere il farmaco sono tantissimi giovani, speranzosi di poter continuare a praticare lo sport in maniera sicura, assieme all’associazione GECA con sede a Padova. nata per stare vicino a tutti i “cuori matti”: «Gli eventi aritmici sono scatenati da molteplici fattori e, quindi, non si possono prevedere – illustra Marcon –. Questo porta i pazienti e i loro familiari a vivere uno stato di perenne preoccupazione. L’arrivo di un farmaco, in grado di bloccare il decorso della malattia, è per tutti noi il traguardo da raggiungere e per il quale, anche tramite LinkedIn, chiederemo a Capodanno il sostegno di quante più persone possibile. Per questa ragione ci ritroveremo online su questa piattaforma, sostenendo, ancora una volta, questa battaglia per la vita».


Ad aprire il talk su LinkedIn sono stati i racconti di cronaca del giornalista Montefiori: «La vita di chi è malato di “cuore matto” è legata alla grande incognita dell’insorgenza degli episodi di aritmia – sottolinea Montefiori, classe 1968 –. Parlarne a Capodanno su LinkedIn significa richiamare l’attenzione sul diritto alla salute: il fatto che alcune malattie colpiscano un numero più limitato di persone non significa, infatti, che esse debbano essere trascurate».

«Una delle lezioni dell’anno che sta per concludersi – commentano Poletti e Bormetti, conduttori di “New Normal Live”, talk settimanale dedicato a raccontare la nuova normalità su LinkedIn – è quella di rileggere la parola “io” con l’aggiunta della lettera “n”. Mai come oggi, infatti, è necessario riscoprire la forza del “noi”. Per questo, pur a distanza, solleciteremo la community di LinkedIn a unirsi nella lotta contro la malattia del cuore a Capodanno e nel corso di tutte le puntate del 2021. Il nostro comune impegno è che la nuova normalità possa vedere la collaborazione anche di tantissime persone presenti su LinkedIn nel nome del benessere e della salute».